L’Universale editore


La fine dell’era “altalenante” di Shinzo Abe

Articolo tratto dal secondo numero de «Il Caffè» del diciassette ottobre 2020. 

Negli ultimi mesi il premier giapponese Shinzo Abe è stato al centro della cronaca nazionale e internazionale a causa dei suoi problemi di salute che l’hanno costretto a rassegnare le sue dimissioni, circa un anno in anticipo rispetto alla fine del suo mandato. L’ha annunciato venerdì 28 agosto durante una Conferenza Stampa a Tokyo: “Il mio attuale stato di salute, a seguito dei recenti controlli, non mi consente di concentrarmi sulle questioni più importanti che riguardano il governo, ed è il motivo per cui intendo farmi da parte”, ha affermato.
La sua malattia, la rettocolite ulcerosa di cui soffre da tempo, lo aveva già costretto a rinunciare all’incarico di premier nel 2007, appena un anno dopo l’elezione. Era tornato al potere nel dicembre del 2012. Il mandato di Abe sarebbe scaduto nel settembre 2021. Lo scorso 24 agosto, dopo 2.799 giorni consecutivi al potere, Shinzo Abe ha superato il precedente record di longevità di un premier giapponese, detenuto prima dal prozio Eisaku Sato, al governo dal novembre del 1964 al luglio del 1972. Il PM uscente ha seguito le orme del nonno e del padre e come loro appartiene al Partito Liberal Democratico (LDP). Si tratta del più forte e importante partito nel paese: dalla sua fondazione nel 1955. Date le preoccupazioni sanitarie legate alla crisi del covid-19, il calo dell’indice di popolarità di Abe è sceso al 34%. Infatti, il suo governo è stato pesantemente criticato per il suo approccio alla crisi Covid, mentre si fanno i conti con la ripresa dell’epidemia (ad agosto si sono superati spesso i mille casi al giorno).

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Il suo successore, il 71enne Yoshihide Suga, braccio destro di Shinzo Abe per 8 anni, lo scorso 16 settembre è stato formalmente nominato nuovo primo ministro dalla Dieta nazionale del Giappone oltre che, due giorni prima, Presidente del Partito liberal democratico (PLD). Alla Camera dei rappresentanti Suga ha ottenuto 314 voti in favore su 465 e nella Camera dei consiglieri 142 su 240. La linea proposta da Suga sembra presentare notevoli elementi di continuità, garanzia e stabilità con il governo del suo predecessore, ha infatti riconfermato circa la metà degli incarichi assegnati da Abe. Suga ha inoltre promesso di portare avanti le celebri politiche economiche del suo predecessore note come “Abenomics”, che prevedono un pacchetto di alleggerimento monetario, stimoli fiscali e riforme strutturali e alle quali ha partecipato in prima persona. Tuttavia, le sfide più importanti e urgenti che il nuovo leader dovrà affrontare saranno quelle di arginare la persistente ‘seconda ondata’ del coronavirus e di limitare i danni anche sull’economia del Giappone: durante il secondo trimestre del 2020 si è registrato un calo del PIL pari al 27,8% rispetto ai mesi precedenti a causa dell’impatto della pandemia di coronavirus sulle aziende e sulla spesa dei consumatori. Un’altra problematica legata alla pandemia è quella delle Olimpiadi che avrebbero dovuto svolgersi a Tokyo nell’estate 2020, ma l’evento è stato rimandato al 2021. A livello interno, poi, il Giappone deve affrontare anche questioni economiche e sociali di lungo termine quali il cospicuo debito pubblico, il più alto al mondo e pari al 237%, e l’invecchiamento della popolazione.

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Per quanto concerne la politica estera, Suga, dovrà affrontare la crescente tensione tra Cina e Stati Uniti, instaurare un rapporto con colui che sarà il nuovo presidente statunitense mentre cercherà di mantenere relazioni con Pechino con la quale sono però in corso dispute territoriali nel Mar Cinese Orientale. Come ha spiegato Valerio Bordonaro, direttore dell’Associazione Italia-ASEAN, il Giappone di Suga potrebbe effettuare la sua prima visita al Segretariato ASEAN a metà ottobre al fine di consolidare le intese e le alleanze nel Sud-est Asiatico per bilanciare l’influenza della Cina in Asia. Questo sistema, denominato “Cubo di Rubik”, non è altro che una strategia “per tenere testa alla Cina”: “Non è uno scontro ma un confronto continuo su più fronti e più livelli. È la ricchezza di un sistema che non teme il disordine e aspira all’armonia rifiutando le egemonie”, conclude il direttore. Infine, risulta importante sottolineare un’altra sfida che il nuovo primo ministro si troverà ad affrontare relativamente alle dispute tra Washington e Pechino: obiettivo degli Stati Uniti sarà quello di invitare il Giappone a rafforzare le limitazioni su alcune tecnologie chiave che il Paese fornisce alla Cina. Tuttavia per il Paese del Sol Levante risulterebbe economicamente dannoso dal punto di vista diplomatico rispettare alla lettera le sanzioni statunitensi, viste le quasi 14.000 aziende attive e più di 38 miliardi di dollari investiti nel territorio cinese. Si vedrà in futuro, dunque, in quale modo Suga riuscirà ad accontentare l’Aquila senza far infuriare il Dragone o viceversa.

Francesca Sonedda

 

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E buona lettura.