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L’almanacco de «Il Caffè»: 1980, l’Irpinia è sconvolta dal terremoto.

In novanta secondi sono stati distrutti interi paesi.
Alla tragedia del sisma poi si aggiunse quella del ritardo dei soccorsi!

Intorno alle ore 19:30 una scossa di magnitudo 6.9 sconvolge l’area dell’Appennino Meridionale tra la Campania e la Basilicata. In novanta secondi interminabili vengono rasi al suolo interi paesi dell’Irpinia, distrutti come un castello di carte in mezzo alla corrente, portando morte e distruzione per un’area di 17mila chilometri quadrati tra le province di Avellino, Potenza e Salerno. L’evento sismico è talmente potente da essere avvertito in tutta la Penisola. Nell’epicentro (individuato tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania) si è sprigionata una potenza pari a 35 milioni di tonnellate di esplosivo. Le prime notizie dell’agenzie di stampa rilanciate dai TG, parlano – a causa della difficoltà di avere notizie più dettagliate, per via dei collegamenti interrotti con le zone colpite – di una scossa di terremoto in Campania durata “poco più di un minuto”. Durante la notte s’inizia a prendere coscienza della realtà tragica. La macchina dei soccorsi, attivati con colpevole ritardo, dimostra tutte le sue falle; il sistema dei trasporti è in tilt, per le reazioni di panico della popolazione riversatasi nelle principali arterie stradali. Fuori uso anche la circolazione ferroviaria: l’Italia è di fatto tagliata in due! Il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, si reca di persona sul luogo del sisma, per rendersi conto delle conseguenze prodotte: dal suo elicottero osserva paesaggio spettrale che si estende per chilometri, lì dove prima sorgevano case, scuole, chiese ed edifici pubblici. Il quotidiano “Il Mattino” titola «Un minuto di terrore. I morti sono centinaia» e un disperato grido d’aiuto «FATE PRESTO». Il bilancio finale consegna un vero bollettino di guerra: 2.914 morti, 280.000 sfollati e 8.848 feriti. La comunità che paga il prezzo di sangue più alto è quella di Sant’Angelo de’ Lombardi: 482 vittime e il 90% del tessuto urbano raso al suolo. Un paese sparito d’un colpo come tanti altri.

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