Chi è davvero Nicolás Maduro e perché gli Stati Uniti hanno deciso di colpire il Venezuela proprio ora? Il blitz americano riapre interrogativi cruciali su diritto internazionale, geopolitica e futuro democratico del Paese. Un’operazione che va oltre la lotta al narcotraffico e ridisegna gli equilibri dell’America Latina.
Per comprendere l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela è necessario partire da Nicolás Maduro. Il Venezuela, fino alla fine degli anni Novanta, era saldamente inserito nella sfera d’influenza statunitense. Tutto cambia nel 1999 con l’elezione di Hugo Chávez, fondatore del cosiddetto chavismo: un socialismo nazionalista, bolivarista, terzomondista e apertamente antiamericano. Chávez stringe alleanze con Cuba, con Fidel e Raúl Castro, e con altri leader ostili a Washington. Nicolás Maduro, ex autista di autobus e sindacalista, diventa progressivamente il delfino di Chávez: ministro degli Esteri, vicepresidente e infine successore designato. Alla morte di Chávez nel 2013, Maduro assume la presidenza ad interim e vince di misura le elezioni, tra accuse di irregolarità. Negli anni successivi consolida il potere attraverso elezioni segnate da brogli, repressione dell’opposizione e controllo delle istituzioni.
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Nel 2019 il presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó si proclama presidente ad interim, riconosciuto da molti Paesi occidentali, ma Maduro riesce a resistere. Guaidó finirà poi in esilio negli Stati Uniti. Nel 2024 Maduro viene rieletto in un voto nuovamente contestato: l’oppositore Edmundo González è ritenuto da molti il vero vincitore. Maduro è accusato di crimini contro l’umanità ed è formalmente indagato dalla Corte Penale Internazionale. Gli Stati Uniti lo definiscono un “narco-presidente”: secondo Washington, il regime venezuelano si è arricchito attraverso traffici di droga, anche con l’uso di strutture statali. Dal 2020 su Maduro pende una taglia, progressivamente aumentata fino a 50 milioni di dollari.

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Il suo potere si regge sul sostegno di Cina, Russia, Iran e Cuba. Proprio questa collocazione geopolitica rende il Venezuela un tassello centrale nello scontro globale tra Stati Uniti e potenze revisioniste. Mosca e Pechino hanno usato Caracas come avamposto strategico nel continente americano. Il blitz statunitense ha portato alla cattura di Maduro e di sua moglie Cilia Flores, trasferiti negli Stati Uniti per essere processati per narcotraffico e associazione criminale. Un’operazione rapida, preceduta da bombardamenti mirati, che ha colto di sorpresa il mondo intero. La vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto temporaneamente il potere, mentre Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti guideranno il Paese fino a una “transizione democratica”. Perché Trump ha colpito proprio ora? Ufficialmente per combattere il narcotraffico. In realtà la motivazione principale è geopolitica: riportare il Venezuela nella sfera d’influenza americana, applicando di fatto la dottrina Monroe. Gli Stati Uniti non possono tollerare la presenza strategica di Cina e Russia nel proprio “giardino di casa”. Il petrolio venezuelano, tra i più abbondanti al mondo, rappresenta un ulteriore fattore, ma non il principale.
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Dal punto di vista giuridico, secondo il diritto americano il presidente può ordinare un’azione militare senza il consenso del Congresso in caso di minaccia imminente. Sul piano del diritto internazionale, invece, l’operazione rappresenta una chiara violazione della sovranità di uno Stato. Il paragone con l’invasione russa dell’Ucraina è inevitabile: in entrambi i casi una potenza interviene per ristabilire la propria area d’influenza. La differenza sta nella forma: blitz rapido quello americano, guerra prolungata quello russo. Il futuro del Venezuela resta incerto. La cattura di Maduro non garantisce automaticamente la democratizzazione del Paese. Il rischio è una continuità del sistema senza il suo leader, oppure una lunga transizione controllata dagli Stati Uniti. L’unica vera soluzione sarebbe un rapido ritorno alle urne, con elezioni libere e credibili. La fine di Maduro segna comunque la caduta di un regime criminale e repressivo. Resta da capire se il Venezuela verrà finalmente traghettato verso la democrazia o se diventerà solo un nuovo terreno di competizione tra potenze globali.
Marco Mensi
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