Il 29 luglio del 1883, in una casupola modesta di Dovia, frazione di Predappio, nella Romagna austera e cocciuta, nasceva un bambino dalla salute incerta e dal nome altisonante: Benito Amilcare Andrea Mussolini. Il padre Alessandro era un fabbro socialista, anticlericale e idealista. Scelse per lui questi tre nomi che erano un programma politico: Benito, in omaggio a Juárez, rivoluzionario messicano; Amilcare, per Cipriani, garibaldino e ribelle; Andrea, come Costa, fondatore del socialismo romagnolo. La madre, Rosa Maltoni, era una maestra elementare, cattolica e paziente, soprattutto con le idee rivoluzionarie del marito. E Mussolini sarebbe stato un po’ dell’uno e un po’ dell’altra, cercando una versione amplificata ed esagerata del proprio riflesso.
Quella parte della Romagna, alla fine dell’Ottocento, non era altro che un intrico di colline spelacchiate, sentieri di fango e casolari sparsi. Il treno, simbolo della modernità che avanzava a grandi sbuffi altrove, lì non arrivava. E nemmeno la luce elettrica, il telegrafo, o l’illusione del progresso. Forlì, la città più vicina, stava a quindici chilometri: una distanza che, a piedi o col barroccio, sembrava un continente.
In quella terra dura, i Mussolini erano gente ruvida e di poche parole. Piccoli proprietari contadini con le mani spaccate dalla zappa e il cuore intossicato da un’insofferenza antica. Il padre Alessandro e il nonno avevano entrambi assaggiato la galera, ma vissero quell’esperienza per aver difeso gli ideali della bandiera rossa. Quindi non se ne vergognavano. Anzi. Erano ribelli non per calcolo, ma per vocazione. In casa loro, il rispetto si guadagnava col martello e con l’orgoglio di sostenere i moti nati nel ‘48.
Benito, che di quella terra aspra era figlio legittimo, avrebbe sempre rivendicato le sue origini. Si irritava quando gli adulatori di turno si sforzavano di cucirgli addosso una genealogia da conte: “Io vengo dalla classe lavoratrice”, diceva. E quella nascita senza cravatta, senza culla dorata, gli aveva insegnato a guardare in faccia la realtà, con l’occhio febbrile di chi ha fame. Fame di pane, di idee, e, più avanti, di potere. Perché il figlio del fabbro, trentanove anni dopo, divenne il Duce. Un destino tragico, che incantò e rovinò l’Italia. Ma prima ancora di essere statista o dittatore, Mussolini fu un italiano. Con tutte le sue grandezze e, soprattutto, le sue debolezze.
Stefano Poma
Hai scritto un libro o una tesi e non vuoi che resti a prender polvere tra le illusioni? Noi de L’Universale lo facciamo respirare. La pubblicazione del libro è garantita a massimo cinque giorni dall’invio del manoscritto. Professionale, elegante, serio. In un mondo di editori improvvisati, noi siamo colpevoli di un vizio antico: la professionalità. E la offriamo al prezzo più basso sul mercato: da 250 a 320 €. Se credi alla tua opera, scrivici all’indirizzo email pubblicazioni@luniversaleditore.it o al numero WhatsApp 3500314196
La nuova pagina Patreon per sostenere L’Universale: https://www.patreon.com/c/LUniversale?fromConcierge=true
Il sito della nostra casa editrice: www.luniversaleditore.it
Acquista “L’era di Luigi Albertini al «Corriere della Sera»: Dal regicidio di Umberto alla dittatura fascista”, l’ultimo libro di Stefano Poma cliccando qui: https://amzn.to/3xAvu9t
Acquista “L’Italia in guerra 1896-1943: la grande storia degli italiani del Regno”, di Stefano Poma cliccando qui: https://amzn.to/2U6ugMq
Vuoi pubblicare un libro o la tua tesi di laurea? Contattaci all’indirizzo e-mail: pubblicazioni@luniversaleditore.it
Sostienici offrendoci uno o più caffè: https://www.buymeacoffee.com/luniversale
Per sostenere le nostre live e i nostri progetti: paypal.me/luniversaleditore?country.x=IT&locale.x=it_IT
Il nuovo gruppo Telegram della casa editrice L’Universale editore. In questo gruppo, autori e lettori discutono di Storia, letteratura e cultura. Cliccate qui per partecipare: https://t.me/+qkIE8Q24l95hMDNk
