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La pace di Monaco: applausi ieri, disastro domani

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Il 28 settembre 1938, a Monaco di Baviera, non si fece la Storia: si recitò una commedia. Gli attori erano di quelli destinati a lasciare il segno: Adolf Hitler, Benito Mussolini, Neville Chamberlain ed Édouard Daladier. Lo spettacolo si chiamò “Conferenza di Monaco” e la sceneggiatura era già scritta da settimane. La Germania reclamava i Sudeti, regione cecoslovacca a maggioranza tedesca. Hitler ringhiava, Praga resisteva, e l’Europa, che ancora portava addosso le cicatrici delle trincee del ’14-’18, si aggrappava alla speranza che bastasse cedere un pezzetto di terra per evitare un’altra carneficina.

Fu allora che Mussolini, abituato a recitare la parte del protagonista anche quando non lo era, trovò la sua occasione. Si presentò a Monaco in abiti da pacificatore. Parlò con calma, fece il mediatore, e riuscì a vendere come sua l’idea di un compromesso che era già deciso: la cessione dei Sudeti alla Germania. La Cecoslovacchia, che di quei territori era la proprietaria, rimase fuori dalla porta. Il negoziato durò poche ore. Il verdetto fu rapido: i Sudeti a Hitler, la pace al resto d’Europa. Chamberlain tornò a Londra sventolando un foglio che definì “peace for our time”. Daladier rientrò a Parigi senza entusiasmo, ma senza guerra. Mussolini, invece, uscì da quella stanza aureolato dal titolo che la stampa gli cucì addosso: “il salvatore della pace europea”.

Ma pace non fu. Monaco non chiuse i conti, li rimandò soltanto. Hitler aveva ottenuto ciò che voleva e ne avrebbe voluto di più. Sei mesi più tardi, le sue truppe entrarono a Praga. La “pace” di Monaco si rivelò per ciò che era: un’illusione, scritta sull’acqua. Eppure, in quel settembre, ci credettero tutti. Le folle applaudirono Mussolini come il nuovo arbitro del continente. Nessuno immaginava che meno di due anni dopo lo stesso uomo avrebbe trascinato l’Italia nel disastro della guerra. Così va la storia: i salvatori di oggi diventano i colpevoli di domani. E Monaco resta la prova che l’Europa, pur di guadagnare un po’ di quieto vivere, era pronta a sacrificare la verità e la dignità dei più deboli.

Stefano Poma


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