Era il 1927 quando su L’Assalto di Bologna, testata diretta dal rigoroso fascistissimo Giorgio Pini, apparve un’autobiografia che fece sobbalzare il lettore: “Sono nato a Bagnacavallo nell’agosto del 1805… ho compiuto appena ora il ventiduesimo anno d’età”. Chi leggeva doveva capire che non era lì per correggere datazioni, bensì per farsi accompagnare in un mondo che oscillava fra paradosso e provocazione. Leo Longanesi, nato nel 1905, volle proclamarsi uomo dell’Ottocento in un’Italia che si credeva moderna, e quel 1805 era già un avvertimento: con me non avrete cronache ordinarie.
In quel pezzo ironico e arrogante già c’era tutto il personaggio: il ginnasio frequentato e superato con l’abitudine del sei, la dichiarazione di ignoranza infinita, l’adorazione per le apparenze, il motto “Si vede subito”, il manifesto dell’essere superficiale senza vergogna. Poi la confessione “sono fascista e ritengo necessario salvare l’Italia dai fotografi” chiudeva il quadro: un’antitesi oscillante tra serietà di regime e smorfia satirica. Quella maschera era Longanesi: mai tutto di qua, mai tutto di là.
Eppure, dietro la parodia, emergeva un uomo davvero legato alle sue radici: un romagnolo che odorava di vecchi libri e di cucina di casa. Il fascismo provinciale, quello delle sagre, dei comizi in piazza, delle luminarie in festa, fu per lui non tanto un’adesione ideologica pura, quanto un terreno narrabile. Fu più mussoliniano che fascista. Si prestò al regime, creò slogan che riverberarono nelle periferie e nei giornali: “Mussolini ha sempre ragione”, “Taci, il nemico ti ascolta”. Ma quando il potere divenne retorica ingombrante, quando l’impero e le novità totalitarie si imposero con arroganza, il sorriso irriverente di Longanesi cominciò a incrinarsi.
Con gli anni Trenta la sua coraggiosa insofferenza si manifestò anche nei giornali: «L’Italiano», da lui fondato nel 1926, portava il sottotitolo “Rivista della gente fascista”, ma non rinunciava al disaccordo, alla derisione entro certi limiti. In compagnia degli amici di Strapaese e sotto l’egida di Morandi, Maccari, Cardarelli, Longanesi cercò di coniugare tradizione, cultura e satira: l’arte non doveva omettere il regime, ma non poteva farsi sua mera marionetta.
Nel 1937 lanciò «Omnibus», settimanale d’attualità che abbatté i muri del giornalismo italiano: vi collaborarono Montanelli, Flaiano, Moravia, ma il regime non perdonò le sue ambiguità e fu soppresso dal MinCulPop nel 1939. Quando Mussolini cadde, in un certo senso cadde anche Longanesi e il 25 luglio 1943 fu per lui una data spartiacque. Dopo l’8 settembre si ritrovò intrappolato in una terra in rivolta e in un’Italia che non sapeva più dove guardare. Con parenti e amici attraversò linee del fronte, fughe, stazioni, paesi sperduti, sempre con l’ironia come scudo. A Napoli, rifugiato, annotava nel diario “polvere, pioggia, delusioni, odor di cavoli fatti in casa”. A quarant’anni chiedersi “che cosa faremo?” non è una banalità, ma una ferita che fatica a guarire.
Nell’Italia liberata, dove tutti divennero antifascisti d’un colpo, Longanesi divenne bersaglio. Montanelli raccontò che al suo arrivo a Milano, un giornale lodava che non fosse giunto in tempo per essere appeso a piazzale Loreto. Il giorno dopo, in via Montenapoleone, incontrò chi l’aveva scritto: salì su una sedia, lo indicò, e scandì “È un antifascista! Prendetelo!”. Un gesto teatrale, un’arma di disarmo e un modo di salvarsi.
Alla fine, Longanesi fu editore protagonista: nel 1946 fondò la casa editrice Longanesi & C. con Giovanni Monti, nel 1950 lanciò «Il Borghese», rivista feroce sul costume e sull’“italiano tipo”. Non volle piegarsi alla democrazia d’occasione: vedeva con preoccupazione l’Italia che in molti pensavano fosse ripartita, ma che per lui rischiava di smarrirsi. “L’Italia è una democrazia in cui un terzo dei cittadini rimpiange la passata dittatura, l’altro attende quella sovietica e l’ultimo è disposto ad adattarsi alla prossima dei democristiani”, scriveva, con quel suo stile sprezzante e disincantato.
Morì all’improvviso nel 1957, a soli cinquantadue anni, fulminato da un infarto nel suo studio milanese. Montanelli racconta che Longanesi non fece nulla per sottrarsene, disse solo: “Meglio così: alla svelta, e qui dentro, fra le mie cose”. È la conclusione di un uomo che visse sempre al confine tra irrisione e rispetto, tra adesione e disillusa critica, tra l’amore per le radici e lo sguardo maligno su ogni costruzione politica.
Questa vita, frammentata, polemica, affamata di bellezza e insofferente verso ogni dogma, era la vita di Longanesi. Un uomo troppo tumultuoso per essere fedele a un solo partito, troppo coltivato per piegarsi ai cliché, troppo passionale per restare indifferente. Se ci chiedessimo oggi chi era Leo Longanesi, la risposta non può essere semplice. E forse è giusto che resti ambigua come lui ha voluto.
Stefano Poma
Hai scritto un libro o una tesi e non vuoi che resti a prender polvere tra le illusioni? Noi de L’Universale lo facciamo respirare. La pubblicazione del libro è garantita a massimo cinque giorni dall’invio del manoscritto. Professionale, elegante, serio. In un mondo di editori improvvisati, noi siamo colpevoli di un vizio antico: la professionalità. E la offriamo al prezzo più basso sul mercato: da 250 a 320 €. Se credi alla tua opera, scrivici all’indirizzo email pubblicazioni@luniversaleditore.it o al numero WhatsApp 3500314196
La nuova pagina Patreon per sostenere L’Universale: https://www.patreon.com/c/LUniversale?fromConcierge=true
Il sito della nostra casa editrice: www.luniversaleditore.it
Acquista “L’era di Luigi Albertini al «Corriere della Sera»: Dal regicidio di Umberto alla dittatura fascista”, l’ultimo libro di Stefano Poma cliccando qui: https://amzn.to/3xAvu9t
Acquista “L’Italia in guerra 1896-1943: la grande storia degli italiani del Regno”, di Stefano Poma cliccando qui: https://amzn.to/2U6ugMq
Vuoi pubblicare un libro o la tua tesi di laurea? Contattaci all’indirizzo e-mail: pubblicazioni@luniversaleditore.it
Sostienici offrendoci uno o più caffè: https://www.buymeacoffee.com/luniversale
Per sostenere le nostre live e i nostri progetti: paypal.me/luniversaleditore?country.x=IT&locale.x=it_IT
Il nuovo gruppo Telegram della casa editrice L’Universale editore. In questo gruppo, autori e lettori discutono di Storia, letteratura e cultura. Cliccate qui per partecipare: https://t.me/+qkIE8Q24l95hMDNk
