Il 3 novembre 1957, appena un mese dopo il trionfo dello Sputnik 1, l’Unione Sovietica portava avanti il progresso scientifico con il lancio dello Sputnik 2, il secondo satellite artificiale della storia e il primo a trasportare un essere vivente nello spazio: la cagnolina Laika. L’impresa segnò una tappa decisiva nella corsa allo spazio, aprendo nuovi orizzonti scientifici ma anche dibattiti etici.
Il satellite, dal peso di circa 500 chilogrammi, era molto più complesso del suo predecessore: includeva strumenti per misurare la temperatura, la pressione e, soprattutto, un compartimento pressurizzato per ospitare Laika. Gli ingegneri lavorarono in tempi record – meno di un mese – per rispettare la scadenza voluta da Nikita Chruščëv, che desiderava un nuovo successo in coincidenza con il quarantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre.

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Laika, una meticcia randagia trovata per le strade di Mosca, fu scelta per la sua resistenza e il temperamento docile. Addestrata con metodi severi, fu l’unico passeggero del satellite. Durante il volo, i sensori registrarono il battito cardiaco e il respiro dell’animale, rivelando un forte stress iniziale seguito da un lento adattamento alle condizioni di microgravità. Tuttavia, pochi minuti dopo il lancio, un guasto al sistema di raffreddamento provocò un rapido aumento della temperatura interna: Laika morì probabilmente dopo poche ore, molto prima di quanto fosse stato dichiarato ufficialmente.
Nonostante la tragica sorte della cagnolina, lo Sputnik 2 rappresentò un passo fondamentale per la biologia spaziale. Dimostrò che un organismo vivente poteva sopravvivere, anche se per un tempo limitato, alle condizioni orbitali, ponendo le basi per i successivi voli con astronauti. Il satellite restò in orbita per 162 giorni, bruciando nell’atmosfera terrestre nell’aprile del 1958.
Oggi Laika è ricordata come una pioniera involontaria dell’esplorazione spaziale. Il suo sacrificio, simbolo di un’epoca di sfide e rivalità tra superpotenze, rimane un monito sulla necessità di coniugare il progresso scientifico con il rispetto per la vita.
Lidia Farci
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