di Stefano Poma
Nel 1915 l’Italia avrebbe potuto combattere al fianco degli Imperi centrali. Senza il fronte italiano, l’Austria-Ungheria avrebbe potuto spostare uomini, cannoni e rifornimenti contro Serbia e Russia, cambiando gli equilibri della Grande Guerra.
Quando l’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria il 24 maggio 1915, per Vienna si aprì un nuovo fronte lungo centinaia di chilometri. Isonzo, Carso, Dolomiti, Trentino: luoghi destinati a entrare nella memoria italiana della Grande Guerra. Ma proviamo a cambiare una sola cosa. Immaginiamo che Roma rimanga fedele alla Triplice Alleanza e combatta al fianco di Austria-Ungheria e Germania. La prima conseguenza sarebbe evidente: il fronte italiano non sarebbe mai esistito. Niente undici battaglie dell’Isonzo, niente Strafexpedition, niente Caporetto, niente Piave e niente Vittorio Veneto. Ma soprattutto l’Austria-Ungheria non avrebbe dovuto impiegare per oltre tre anni uomini, cannoni, munizioni e rifornimenti contro il Regio Esercito.
Nel maggio 1915 l’Impero di Francesco Giuseppe si trovava già in una situazione complicata. Combatteva contro la Russia sul gigantesco fronte orientale e contro la Serbia nei Balcani. L’ingresso dell’Italia nel conflitto rappresentò quindi un problema strategico enorme: Vienna fu costretta ad aprire un altro fronte proprio mentre aveva disperatamente bisogno di uomini altrove. In uno scenario nel quale l’Italia fosse rimasta alleata degli Imperi centrali, quelle forze avrebbero potuto essere utilizzate contro russi e serbi. Le conseguenze sarebbero state particolarmente importanti nei Balcani.
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Nell’autunno del 1915 Serbia venne attaccata da austro-ungarici e tedeschi, mentre la Bulgaria entrava a sua volta in guerra contro Belgrado. Senza la necessità di difendere il Trentino e l’Isonzo, Vienna avrebbe avuto ancora maggiori possibilità di concentrare le proprie risorse contro la Serbia. Ancora più importante sarebbe stato il fronte orientale. Nel 1915 la Russia attraversava già una grave crisi militare. L’offensiva austro-tedesca aveva sfondato le linee russe e Varsavia sarebbe caduta nell’agosto di quell’anno.
Un’Austria-Ungheria libera dalla guerra contro l’Italia avrebbe potuto destinare ulteriori uomini e materiali verso est, aumentando la pressione sull’esercito dello zar. Naturalmente non possiamo sapere se questo avrebbe cambiato l’esito della guerra. La storia controfattuale diventa inutile quando pretende di prevedere ogni conseguenza. Possiamo però affermare una cosa: l’apertura del fronte italiano costrinse l’Austria-Ungheria a combattere una guerra ancora più difficile. Se quel fronte non fosse mai esistito, Vienna avrebbe avuto una carta in più da giocare. E forse anche la Grande Guerra che conosciamo sarebbe stata molto diversa.
Stefano Poma
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