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Lettera al padrone di un bersagliere ferito

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Questa lettera, scritta con una lingua semplice e imperfetta, restituisce con forza la condizione umana dei soldati italiani lontani dal fronte ma non per questo al riparo dalla fatica, dall’inquietudine e dal senso di precarietà. Sono uomini sospesi: feriti, in attesa di giudizi medici, ammassati nei depositi e nelle caserme, spesso afflitti più dall’inerzia che dal dolore fisico. La vita quotidiana è segnata da razioni scarse, da ambienti sovraffollati, da una disciplina rigida e da rapporti tesi tra chi attende e chi vorrebbe tornare a sentirsi utile. In queste righe emergono il disagio morale, il bisogno di riconoscimento, l’orgoglio personale e il desiderio di non essere dimenticati. La scrittura diventa così uno sfogo e insieme un atto di dignità. Un modo per riaffermare la propria identità di uomo e di lavoratore, per mantenere un legame con il mondo civile e con chi, da lontano, rappresenta stabilità e normalità. È una testimonianza preziosa di solitudine, attesa e resistenza quotidiana.

Stefano Poma

Preggiatissimo Signore, a Lei li invito queste mie righe onde li mando le buone feste Natalizie. Li faccio noto che mi trovo qui a Brescia gia pronto per partire di nuovo a causa che ho fatto domanda di andare ancora al fronte con la mia Vecchia compagnia, e dato il disastro successo della gran resistenza fatta sul Piave, la compagnia è stata distrutta quindi ora non poso più andare alora avevo fato domanda di partire con la prima compagnia che partiva per il fronte e loro mi ano fato pasare la visita e il medico per ora mi a fato inabile causa alla ferita che la ferita si è chiusa bene da tute due le parti, ma i nervi delle 3 dita e il bracio è ancora debole che adoperarlo un po misi gonfia di sempre, ma siccome che io preferisco soffrire in prima linea e non stare qui asieme a questi lazaroni che si contentano di stare qui a mangiare una volta al giorno che andare a fare il suo dovere che sono sei ani che sono poi in questa caserma e per causa di loro ci tocca patire dei bravi soldati che fano e ano sempre fato dei sacrifizi e i propri doveri di italiani.


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Ieri cè stato fato una dunata di tuti quelli che si trova qui in questi depositi e ano formato una nuova compagnia di mitraglieri di clase anziane del 81 al 90 e che siano stati feriti almeno due volte, e che non abiano non meno di 28 mesi di fronte perche questa compagnia mitraglieri deve andare sulla costa del adreatico (e si chiama compagnia Antierere) e spero di partire presto perche dopo dei Natali che ho fato in trincea, questano che avevo la fortuna dopo della ferita di fare le feste in Italia, me la passo più male che in trincea, spero di andarmene presto di questi paragi.
Ora a Lei e sua Nobile Famiglia li mando i miei Auguri di buone Feste Natalizie e buona fine e Meliore princippio, anche al Signor Capitano e ringraziamenti a loro tuti e li auguro buona fortuna. Sotto firmo suo dipendente Venturini di Giuseppe.

Arrivederli mi scusa dei miei orori.
Venturini Giuseppe, bersagliere, Brescia, li 24 Dicembre 1917


File immagine: https://en.wikipedia.org/wiki/First_Battle_of_the_Piave_River