Il 12 settembre 1919, Gabriele D’Annunzio, poeta, patriota, figura eclettica e controversa del primo Novecento italiano, guidò un’impresa che avrebbe lasciato un segno profondo nella storia dell’Italia postbellica: la presa di Fiume. Accompagnato da circa 2.600 legionari – ex militari, nazionalisti, avventurieri – D’Annunzio occupò la città di Fiume (oggi Rijeka, in Croazia), sfidando apertamente il governo italiano e l’assetto internazionale definito dai trattati di pace della Prima guerra mondiale.
Fiume era una città a maggioranza italiana, ma non era stata assegnata all’Italia dopo la guerra. Questo “oltraggio” alimentò il malcontento dei nazionalisti, che ritenevano l’esito del conflitto una “vittoria mutilata”. D’Annunzio, sfruttando il fermento patriottico, decise di agire per conto proprio, in una sorta di rivoluzione romantica e militarista. L’intera azione, che ebbe una durata di circa 16 mesi, fu accompagnata dal grido di battaglia “O Fiume o morte!”.
Durante l’occupazione, D’Annunzio instaurò un governo autonomo, proclamando la Reggenza del Carnaro, con una costituzione originale e visionaria, scritta dal sindacalista rivoluzionario Alceste de Ambris e modificata in parte da D’Annunzio stesso: prevedeva, assieme alle varie leggi e regolamenti, numerosi diritti per i lavoratori, le pensioni di invalidità, l’habeas corpus, il suffragio universale maschile e femminile, la libertà di opinione, di religione e di orientamento sessuale, la depenalizzazione dell’omosessualità, la funzione sociale della proprietà privata, le autonomie locali e il risarcimento degli errori giudiziari, il tutto molto tempo prima di altre carte costituzionali dell’epoca. Tuttavia, il progetto era destinato a scontrarsi con la realtà.
Il governo italiano, imbarazzato e sotto pressione internazionale, prima isolò politicamente D’Annunzio, poi passò all’azione: nel dicembre 1920, con il cosiddetto Natale di Sangue, l’esercito italiano bombardò Fiume e costrinse i legionari alla resa. Il 31 dicembre 1920, D’Annunzio firmò la resa che portò alla costituzione dello “Stato libero di Fiume”, e in seguito i legionari lasciarono la città.
La presa di Fiume fu un gesto teatrale e rivoluzionario, un’estetizzazione della politica. D’Annunzio, con la sua impresa, influenzò profondamente il clima politico degli anni a venire.
Lidia Farci
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