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Primo Carnera e la Grande Guerra, una storia che in pochi conoscono

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di Riccardo Palazzo

Primo Carnera, il gigante di Sequals che conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi nel 1933. Ma pochi sanno che, ancora bambino, durante la Grande Guerra rischiò di essere scambiato dagli austro-ungarici per un soldato italiano disertore.

Primo Carnera venne al mondo a Sequals, in Friuli, il 26 ottobre 1906. Alla nascita pesava già sette chili, quasi un presagio di quello che sarebbe diventato. Da adulto avrebbe sfiorato i due metri d’altezza, con un fisico talmente imponente da trasformare il suo cognome in un modo di dire: essere «forte come Carnera». Prima ancora di diventare uno dei simboli dello sport italiano, però, la sua vita incrociò per un curioso gioco del destino quella della Grande Guerra. Carnera non poteva naturalmente essere un soldato: quando l’Italia entrò nel conflitto aveva appena otto anni. A combattere fu invece suo padre, Isidoro Sante Carnera, mosaicista costretto in precedenza a emigrare in Germania per lavorare e mantenere la famiglia.

Richiamato alle armi, indossò la divisa del Regio Esercito, mentre Primo rimase a Sequals con la popolazione civile. Fu proprio qui che, dopo Caporetto, accadde un episodio singolare. Nell’autunno del 1917 l’esercito italiano ripiegò verso il Piave e le truppe austro-ungariche avanzarono nel Friuli. Primo aveva soltanto undici anni, ma possedeva già una statura eccezionale: era alto quasi un metro e ottanta. Quando i soldati nemici entrarono nel paese e si trovarono davanti quel ragazzone, ebbero difficoltà a credere che fosse davvero un bambino. Per qualche momento Carnera rischiò così di essere scambiato per un militare italiano che aveva abbandonato l’uniforme, forse addirittura per un disertore.


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In quei giorni convulsi, con eserciti in ritirata, paesi occupati e migliaia di uomini dispersi, un equivoco del genere poteva avere conseguenze terribili. Furono gli abitanti di Sequals a spiegare agli occupanti che quel gigante non era affatto un soldato nascosto tra i civili: non aveva ancora compiuto dodici anni. La storia prese fortunatamente un’altra strada. Finita la guerra, Carnera conobbe la povertà e l’emigrazione. Andò in Francia, lavorò duramente e il suo fisico straordinario finì per aprirgli le porte dello spettacolo e poi della boxe. Da lì cominciò un’ascesa che sembrava impossibile per il figlio di una povera famiglia friulana. Nel 1933 arrivò il momento destinato a consegnarlo alla storia. Battendo Jack Sharkey, Primo Carnera divenne il primo italiano a conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi.

La cintura sarebbe passata l’anno successivo a Max Baer, ma ormai il ragazzo di Sequals era diventato un personaggio internazionale. Prima del campione, però, c’era stato quel bambino gigantesco del 1917. Un civile travolto, come milioni di altri, da una guerra alla quale non poteva partecipare e che tuttavia era arrivata fin davanti alla porta di casa. E forse proprio questo piccolo episodio ricorda meglio di tanti discorsi che la Grande Guerra non appartenne soltanto ai soldati nelle trincee. A volte bastava essere un bambino troppo alto nel posto sbagliato e nel momento sbagliato per ritrovarsi, improvvisamente, dentro la Storia.

Riccardo Palazzo


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