di Stefano Poma
Nel maggio 1938 Hitler visita l’Italia tra parate, folle e grandiose scenografie. Mussolini vuole mostrargli una potenza imperiale capace di trattare alla pari con il Reich. Ma dietro la propaganda emerge una realtà: i rapporti di forza sono già cambiati.
Nel maggio 1938 Hitler arrivò in Italia. Non era più il politico tedesco che quattro anni prima Mussolini aveva accolto a Venezia con una certa sufficienza. Adesso era il Führer di una Germania riarmata, che aveva appena incorporato l’Austria e portato i propri confini fino al Brennero. Il rapporto tra i due uomini si era quasi capovolto, anche se Mussolini non voleva ancora ammetterlo. Per la visita dell’alleato tedesco il regime preparò uno spettacolo grandioso. Roma venne trasformata in un enorme scenario: bandiere, monumenti illuminati, parate, reparti schierati. Hitler doveva vedere un’Italia imperiale, militarmente forte e politicamente compatta.
Dietro quella scenografia, però, le cose erano più complicate. Vittorio Emanuele III non provava alcuna simpatia per il Führer e Hitler ricambiava la freddezza. Anche negli ambienti della monarchia e delle forze armate l’avvicinamento alla Germania suscitava perplessità. Mussolini, invece, era ormai affascinato dalla potenza tedesca e voleva dimostrare che l’Italia poteva stare al suo fianco da pari. Hitler visitò Roma, Napoli e Firenze. Assistette a esercitazioni e parate, passò in rassegna reparti militari, incontrò il re e naturalmente trascorse lunghe ore con Mussolini. Il viaggio fu un trionfo della propaganda, ma anche la rappresentazione plastica di un equivoco.
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L’Italia cercava di apparire più potente di quanto fosse; la Germania non aveva quasi più bisogno di fingere. Soltanto due mesi prima Hitler aveva realizzato ciò che nel 1934 Mussolini aveva minacciato di impedire con le armi: l’Anschluss. L’Austria era scomparsa e il Reich confinava direttamente con l’Italia. Mussolini aveva accettato il fatto compiuto. Era un segnale enorme. Quello che quattro anni prima era stato considerato un interesse strategico fondamentale italiano era stato sacrificato sull’altare dell’amicizia con Berlino.
Durante la visita del maggio 1938 le fotografie mostrarono Mussolini e Hitler sorridenti, circondati da uniformi e folle. Sembravano i due padroni della nuova Europa. Ma uno dei due possedeva un esercito sempre più moderno, un apparato industriale gigantesco e un progetto di espansione ormai evidente. L’altro cercava disperatamente di non apparire il socio minore. L’amicizia fatale aveva ormai superato il punto nel quale sarebbe stato facile tornare indietro. E Hitler, salutando l’Italia, sapeva probabilmente meglio di Mussolini chi dei due stesse conducendo il gioco.
Stefano Poma
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