I Longobardi erano un popolo originario delle steppe asiatiche che, dopo diverse migrazioni, si stabilì in Sassonia. In quell’area, Sassoni e Longobardi costituivano gruppi molto simili tra loro, a est della Danimarca. Angli, Sassoni, Juti e Longobardi formavano inizialmente un’unica grande comunità, che si differenziò soprattutto per motivi linguistici, mentre la cultura materiale restò sostanzialmente la stessa. Lo dimostrano i reperti archeologici, come gli oggetti d’uso quotidiano e i manufatti ceramici. Quando gli Eruli — popolazione affine ai Sassoni — si mossero verso sud e giunsero fino a Roma, alcuni di loro tornarono poi in Scandinavia, dove avviarono processi che più tardi avrebbero contribuito alla nascita della civiltà vichinga.
In Italia i Longobardi invasero anche la Toscana, dove si insediarono in piccoli gruppi di guerrieri sulle alture già occupate in precedenza dagli Etruschi. Come accadeva spesso nelle invasioni barbariche, uccidevano gli uomini e prendevano come mogli le donne del luogo. In questo modo ereditarono e conservarono i toponimi etruschi di molte località, trasmessi proprio dalle donne integrate nei loro gruppi.
I Longobardi professavano il cristianesimo ariano e avevano un culto particolare per San Michele Arcangelo, considerato un guerriero a cavallo. Un esempio significativo di questa devozione è la scultura di San Michele Arcangelo presente nella sala del Consiglio comunale di Castiglion Fiorentino. Nella stessa città si trovano torri con basi etrusche, successivamente restaurate da maestranze levantine, le uniche esperte nella lavorazione della pietra in un’epoca in cui i popoli germanici costruivano prevalentemente in legno.
L’influenza etrusca si conservò anche nel paesaggio e nelle vie di comunicazione. Ad esempio, i percorsi delle greggi verso la Maremma — le “calle” — conservano la radice “Kalla”, adottata dai Longobardi, che indicava spesso località strategiche di origine etrusca, come Monte Pomponi, Frascole e Chiusi.
Abituati a muoversi a cavallo, con le famiglie su carri e accompagnati da altri popoli dediti alla pastorizia, come gli Alani di lingua iranica, i Longobardi impararono dagli Etruschi a fortificarsi in torri di pietra poste su posizioni elevate. Quando in seguito furono costretti dai mercanti cittadini a lasciare i castelli — che richiedevano pedaggi — e a trasferirsi nei centri urbani, continuarono a vivere in torri, mantenendo questa tradizione architettonica.
Anche la lingua italiana conserva tracce della presenza longobarda, con centinaia di parole di origine germanica, tra cui: bara, banco, bianco, baruffa, briglia, crampo, grosso, gruccia, melma, palco, panca, ricco, stucco, sterzo, scranno, tacca, tanfo, tonfo, troppo. Dal punto di vista genetico, si stima che circa il 20% della popolazione toscana attuale conservi tratti longobardi, mentre l’80% sarebbe di origine levantina, in particolare ebraica.
Giovanni Caselli
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