Io ebbi la fortuna sfacciata di nascere in una famiglia di mezzadri, in una bellissima casa con sette ettari di frutteto, dietro la curva dell’Arno, a Candeli. Il muro che recingeva la casa colonica era adiacente, a soli tre metri, al muro di cinta della grandiosa villa La Massa, dove abitava la famiglia di un antiquario inglese. Erano gli ultimi giorni del Grand Tour in una Firenze distante appena cinque chilometri. La villa era una tappa obbligata per molti turisti di passaggio. Trascorrevo gran parte delle mie giornate nel giardino della grande villa, e le signore inglesi, continuamente in andirivieni tra la villa e Firenze, mi coccolavano spesso, essendo io un bambino vispo e piuttosto grazioso. Mi leggevano Kipling, tradotto in italiano. Una di loro, la signora Allen, era un personaggio ben noto negli ultimi anni del Grand Tour. Aveva il classico cagnolino Yorkshire Terrier, e si può dire che fosse, in un certo senso, la mia “baby-sitter”.
Poi arrivarono le voci di guerra. Nel 1942, Mussolini dichiarò guerra all’Inghilterra e gli inglesi furono costretti a lasciare l’Italia. La villa divenne un quartier generale delle SS. Il proprietario, Mr. Proctor, dovette abbandonare la residenza con tutto ciò che vi aveva accumulato in molti anni. Immediatamente la villa venne saccheggiata dalla gente del paese, fino al punto di prendere a calci persino le casse di zinco nella cappella che custodiva i defunti.

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I militari tedeschi iniziarono a farmi complimenti dicendo: “Dieses Babysitter, komm her!”. Un SS, Gerard Berg, aveva messo gli occhi su mia zia, che sembrava tedesca per davvero: bionda, occhi azzurri. Veniva spesso a casa nostra con una valigia di legno piena di matite, pennelli e colori, perché era un disegnatore. E così, all’età di tre anni, iniziai a ricevere le mie prime lezioni di disegno.
Ma tutti noi eravamo sconvolti dalla scomparsa degli amici inglesi, dal saccheggio della villa e dal continuo via vai delle SS. Io cominciai a scarabocchiare e a esibire il mio precoce talento nel disegno, forse come via di fuga da quel clima di confusione e paura. Nel 1944, a cinque anni, gli inglesi tornarono, insieme agli americani, agli indiani e anche ai soldati africani. Mia madre mi cucì sul golfino lo stemma della RAF, esprimendo tutta la sua gioia per il ritorno trionfante degli inglesi. Fu allora che iniziò a maturare nella mia mente una grande simpatia per il popolo inglese, mentre attorno a me tutti continuavano a parlare della “Perfida Albione”.
Giovanni Caselli
