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Francesco Ferdinando e il sogno di smembrare l’Italia

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di Stefano Poma

Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, nutriva una profonda ostilità verso l’Italia. Sognava di sconfiggerla, recuperare Lombardia e Veneto e cancellare l’unità nazionale restaurando gli antichi Stati della penisola.

Francesco Ferdinando è passato alla storia soprattutto come l’uomo la cui morte accese la miccia della Grande Guerra. Il 28 giugno 1914 venne assassinato a Sarajevo insieme alla moglie Sofia e da quel momento il suo nome rimase inevitabilmente legato all’attentato che mise in moto la crisi di luglio. Molto meno conosciuto è invece il rapporto che l’erede al trono degli Asburgo aveva con l’Italia. Un rapporto che definire difficile sarebbe un eufemismo. Francesco Ferdinando non amava l’Italia, non si fidava degli italiani e soprattutto non considerava Roma un vero alleato dell’Austria-Ungheria. Ai suoi occhi la Triplice Alleanza, che dal 1882 legava Germania, Austria-Ungheria e Italia, era sostanzialmente una finzione diplomatica. Dietro le firme dei trattati rimaneva un conflitto che mezzo secolo di diplomazia non era riuscito a cancellare.

L’Italia guardava a Trento e Trieste, l’Austria non aveva dimenticato la Lombardia e il Veneto. E Francesco Ferdinando apparteneva a quella parte dell’élite asburgica che continuava a considerare il nuovo Regno d’Italia un nemico naturale della monarchia. L’arciduca era diventato erede al trono nel 1896, dopo la morte del padre Carlo Ludovico, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe. Aveva idee piuttosto precise sul futuro dell’Impero. Era ostile al peso assunto dall’Ungheria dopo il compromesso del 1867 e pensava a una profonda riorganizzazione della monarchia. Una delle ipotesi era quella del cosiddetto trialismo: accanto alla componente austriaca e a quella ungherese avrebbe dovuto sorgere una terza componente slava. L’obiettivo era dare maggiore spazio alle popolazioni slave e nello stesso tempo rafforzare la struttura imperiale, cercando di impedire che le tensioni nazionali finissero per disgregarla.

Anche in politica estera Francesco Ferdinando non seguiva necessariamente la strada che pochi anni dopo avrebbe portato Vienna alla guerra. Guardava con interesse alla possibilità di migliorare i rapporti con la Russia e sopportava male la crescente dipendenza dell’Austria-Ungheria dalla Germania. Era orgogliosamente asburgico e proprio per questo vedeva con fastidio una Vienna ridotta, a suo giudizio, a muoversi troppo spesso nell’orbita di Berlino. Ma se nei confronti della Russia poteva immaginare un accomodamento, verso l’Italia mostrava un’ostilità molto più profonda. Nella trascrizione emerge un Francesco Ferdinando che considerava Roma il nemico ereditario della monarchia e che riteneva possibile, prima o poi, una resa dei conti. La questione non riguardava soltanto l’irredentismo. Il problema era l’esistenza stessa di una potenza italiana sull’altra sponda dell’Adriatico, capace di contendere all’Austria-Ungheria influenza nei Balcani e di rivendicare territori appartenenti alla monarchia asburgica. Ancora più sorprendenti sono i progetti attribuiti all’arciduca in caso di vittoria militare sull’Italia.

Nella biografia di Francesco Ferdinando dello storico austriaco Theodor von Sosnosky, richiamata nella live, viene prospettata l’idea che una sconfitta italiana avrebbe potuto consentire una radicale revisione dell’assetto nato dal Risorgimento. Francesco Ferdinando avrebbe guardato alla possibilità di restaurare il potere temporale del Papa, non tanto per particolare devozione politica verso la Santa Sede quanto per impedire che l’Italia potesse ricostituirsi come Stato unitario. Nella stessa prospettiva viene ricordata perfino l’ipotesi di una ricostituzione del Regno delle Due Sicilie. Dietro questi progetti c’era una logica molto semplice: riportare la penisola a una condizione di frammentazione politica avrebbe eliminato una volta per tutte il problema rappresentato da un Regno d’Italia abbastanza forte da minacciare gli interessi asburgici. E non sarebbe finita qui. Secondo le testimonianze riportate nella live, Francesco Ferdinando pensava anche al recupero di Lombardia e Veneto. Non si trattava soltanto della nostalgia per territori che l’Austria aveva perduto durante il Risorgimento.

A confermare l’ostilità dell’arciduca verso l’Italia intervenne anche Franz Conrad von Hötzendorf, l’uomo che proprio Francesco Ferdinando aveva contribuito a portare nel 1906 alla guida dello Stato Maggiore austro-ungarico. I due erano molto diversi, ma su un punto si trovavano perfettamente d’accordo: diffidavano dell’Italia. Conrad avrebbe ricordato un episodio avvenuto nell’inverno del 1913, durante una delle numerose crisi balcaniche. Mentre si discuteva della possibilità di un intervento contro la Serbia, Francesco Ferdinando avrebbe indicato nell’Italia il nemico principale e sostenuto che un giorno sarebbe stato necessario farle guerra per riprendere Veneto e Lombardia. Era una posizione che trovava in Conrad un interlocutore entusiasta. Il capo di Stato Maggiore sosteneva da anni la necessità di una guerra preventiva contro Roma. Era convinto che l’Italia avrebbe tradito la Triplice Alleanza nel momento decisivo e riteneva quindi necessario colpirla prima che potesse rafforzarsi.

L’arciduca forniva a questa visione militare una sponda politica formidabile. Eppure Francesco Ferdinando non sarebbe mai diventato imperatore e non sapremo quindi quali dei suoi progetti sarebbero sopravvissuti alla prova del governo. Il 28 giugno 1914 i colpi di Gavrilo Princip posero fine alla sua vita e trasformarono Sarajevo nell’anticamera della catastrofe europea. C’è infine una delle grandi ironie della storia. Francesco Ferdinando morì prima di vedere la guerra che avrebbe distrutto l’Impero di cui avrebbe dovuto raccogliere la corona. Morì anche prima di assistere a quello che lui e Conrad avevano sempre temuto: l’Italia, formalmente alleata dell’Austria-Ungheria fino al 1915, finì effettivamente per combattere contro Vienna. Ma il risultato fu esattamente opposto a quello immaginato dall’arciduca. Non fu l’Austria a recuperare Lombardia e Veneto, né l’Italia venne nuovamente divisa. Quattro anni dopo Sarajevo fu la monarchia degli Asburgo a scomparire dalla carta geografica europea.

Stefano Poma


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