di Lorenzo Borsoi
Perché l’Italia di Giolitti decise di conquistare la Libia? Interessi economici, ambizioni coloniali, nazionalismo ed emigrazione spinsero il Paese verso la guerra contro l’Impero ottomano. Nel settembre 1911 arrivò il momento di agire.
All’inizio del Novecento l’Italia era una potenza giovane, arrivata tardi alla corsa coloniale e decisa a conquistarsi uno spazio nel Mediterraneo. Francia e Gran Bretagna avevano già occupato gran parte delle posizioni strategiche del Nord Africa: i francesi erano in Algeria e Tunisia e guardavano al Marocco, mentre gli inglesi controllavano l’Egitto. All’Italia restava la Libia, formalmente appartenente all’Impero ottomano e divisa principalmente tra Tripolitania e Cirenaica. L’interesse italiano per quelle terre non nasceva nel 1911. Roma guardava alla sponda meridionale del Mediterraneo almeno dalla fine dell’Ottocento, soprattutto dopo che la Francia aveva sottratto all’Italia ogni possibilità di espansione in Tunisia. Ma fu nei primi anni del nuovo secolo che le condizioni internazionali divennero favorevoli.
L’Italia di Giovanni Giolitti era profondamente diversa da quella uscita dal Risorgimento. L’industria era cresciuta, soprattutto nei settori pesanti, la rete ferroviaria si era sviluppata e la Regia Marina disponeva ormai di una flotta capace di confrontarsi con quelle delle maggiori potenze. Roma voleva che questa crescita economica e militare producesse anche un maggiore peso internazionale. C’era poi il problema dell’emigrazione. Centinaia di migliaia di italiani lasciavano ogni anno il Paese per cercare fortuna all’estero. Eritrea e Somalia non avevano attirato un numero significativo di coloni e la Libia veniva presentata come una possibile terra verso la quale indirizzare almeno una parte dell’emigrazione italiana.
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La crisi economica internazionale del 1907-1908 contribuì a rendere ancora più forte la tentazione dell’impresa coloniale. Dopo anni di crescita, anche l’economia italiana conobbe una fase di difficoltà e stagnazione. Una guerra breve e vittoriosa sembrava poter offrire nuovi mercati, prestigio e opportunità economiche. A questo si aggiunse il nazionalismo. Intellettuali, giornali e movimenti politici sostenevano apertamente la conquista della Libia. Anche Giovanni Pascoli, nel celebre discorso “La grande proletaria si è mossa”, avrebbe dato una giustificazione ideale all’impresa, presentandola come una possibilità di riscatto per un popolo costretto a emigrare.
Giolitti non si mosse però soltanto per le pressioni interne. Aspettò che il quadro internazionale fosse favorevole. La crisi di Agadir del 1911 impegnò Francia e Germania in un duro confronto sul Marocco e offrì all’Italia l’occasione attesa da anni. Il 28 settembre Roma inviò un ultimatum all’Impero ottomano. La richiesta era sostanzialmente quella di lasciare mano libera all’Italia in Tripolitania e Cirenaica. La guerra che molti immaginavano breve stava per cominciare. E sarebbe stata molto diversa da quella prevista a Roma.
Lorenzo Borsoi
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