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Gli ultimi schiavi d’Etiopia

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Durante la Guerra d’Etiopia, una delle prime azioni formali delle forze italiane fu la proclamazione della soppressione della schiavitù da parte del Generale Emilio De Bono. Il 3 ottobre del 1935 cominciò l’offensiva italiana in Abissinia, con in testa De Bono, e undici giorni dopo, il 14 ottobre, sarà proprio lui a emanare un bando nella regione del Tigrè, che dichiarava l’abolizione della schiavitù. Il testo vietava la compravendita di schiavi, liberava gli schiavi presenti in quella zona e ordinava pene per chiunque avesse violato il provvedimento.

Il bando fu pubblicato sia in italiano che in amarico, lingua locale, ed era parte della propaganda coloniale che presentava l’intervento italiano come missione civilizzatrice, volta a eliminare le “antiche barbarie”. Il bando veniva presentato come un atto di liberazione, affermando che dove fosse presente la bandiera italiana, la schiavitù non sarebbe stata tollerata. Tuttavia, molti storici sostengono che il provvedimento fosse più un mero strumento propagandistico che una reale riforma sociale profonda. Inoltre, la sua applicazione concreta fu disomogenea. In molte aree rurali etiope la schiavitù o forme assimilate di essa continuarono a persistere, come il lavoro forzato o la servitù non ufficiale.


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Il bando del 14 ottobre 1935 di Emilio De Bono rappresenta un episodio significativo nella storia della colonizzazione italiana e nella storia etiope: è una delle rare volte in cui un potere coloniale ha adottato una legge di abolizione della schiavitù prima ancora di aver completamente occupato il territorio che voleva controllare. Il reale valore del provvedimento va comunque valutato alla luce delle sue motivazioni contestuali.

In definitiva, il bando segnò un passo formale verso la fine della schiavitù in Etiopia, ma non fu la fine automatica di tutte le forme di oppressione. Rimane un documento importante, per comprendere come le leggi, la guerra, la propaganda e il potere interagiscano nei processi di cambiamento storico.

Lidia Farci