Nel 1922, durante il dopoguerra, l’Italia viveva una profonda crisi politica, economica e sociale. In questo contesto, il movimento fascista guidato da Benito Mussolini cresceva rapidamente, raccogliendo consensi tra ex combattenti, agrari, industriali e settori della piccola borghesia impauriti dall’avanzata socialista.
Il raduno delle camicie nere a Napoli, svoltosi il 24 e 25 ottobre 1922, rappresentò uno dei momenti decisivi nella conquista del potere da parte del fascismo. Ufficialmente presentato come una grande manifestazione patriottica, l’evento fu in realtà una dimostrazione di forza militare e politica. Circa 40.000 squadristi provenienti da tutta Italia confluirono nel capoluogo campano, vestiti con le inconfondibili camicie nere e armati, pronti a seguire gli ordini del Duce.

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Mussolini, accolto da una folla entusiasta e da un atteggiamento compiacente delle autorità locali, pronunciò al Teatro San Carlo un discorso che suonò come una dichiarazione di intenti: il fascismo era pronto a prendere il potere, con o senza l’appoggio dello Stato. “O ci daranno il governo, o lo prenderemo calando su Roma”, affermò tra gli applausi. Le parole ebbero un effetto dirompente. Il raduno, svoltosi senza incidenti, assunse quindi il carattere di una prova generale della Marcia su Roma, che sarebbe iniziata solo pochi giorni dopo, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre.
Dal punto di vista politico, la manifestazione mise in luce la debolezza delle istituzioni liberali e la capacità di Mussolini di catalizzare consenso e disciplina. Mentre le forze dell’ordine restavano passive, le camicie nere mostrarono una compattezza quasi militare, rafforzando la percezione di un movimento inarrestabile. Pochi giorni dopo, Mussolini sarebbe stato convocato a Roma dal re Vittorio Emanuele III per ricevere l’incarico di formare il nuovo governo. Il raduno di Napoli, dunque, fu l’ultimo passo prima della conquista del potere e l’atto simbolico che sancì l’ascesa definitiva del fascismo in Italia.
Lidia Farci
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