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20 luglio 1944, l’attentato contro Hitler

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Era un’estate pesante, per i nazifascisti, quella del 1944. L’Europa bruciava, l’Africa italiana era persa e la Francia stava per cadere sotto gli stivali degli Alleati sbarcati in Normandia. A Est l’Armata Rossa avanzava come una valanga inarrestabile diretta verso Berlino. La Germania era in trappola. E Hitler, chiuso nei suoi rifugi, non voleva rendersi conto che il suo Terzo Reich era una nave in fiamme sul punto di affondare.

Dentro la Germania, però, qualcuno lo vedeva benissimo. Da anni, ufficiali, intellettuali, uomini d’affari e nobili tentavano di opporsi al dittatore. Ma ogni tentativo era fallito. Ora toccava a Claus von Stauffenberg, colonnello prussiano, aristocratico, cattolico, reduce dall’Africa, dove aveva perso un occhio e una mano. Uno che aveva creduto nel Reich ma che ora, in quella calda estate, lo voleva distruggere.

Il piano era semplice e disperato. Mettere una bomba vicino a Hitler, ucciderlo, prendere il potere a Berlino e trattare la pace con gli Alleati. Era il 20 luglio 1944, e la bomba, Stauffenberg, l’aveva sotto il braccio, nascosta in una valigetta. Al quartier generale, la “Tana del Lupo” in Prussia Orientale, la riunione si teneva in una baracca leggera: faceva troppo caldo per stare nel bunker. Quel dettaglio salvò Hitler. Stauffenberg, con la sola mano rimasta, armò la bomba e la posò sotto il tavolo, vicino al Fuhrer. Poi uscì con un pretesto.

L’esplosione fu tremenda. Quattro morti. Pareti scardinate. Hitler fu sbalzato in aria, ustionato alle gambe, assordato a un timpano. Ma vivo. A Berlino, intanto, i cospiratori si muovevano: arresti, telefoni, ordini. Ma quando arrivò la notizia che Hitler era sopravvissuto, il castello di carte crollò. Quella notte stessa, Stauffenberg fu fucilato nel cortile del Ministero della Guerra, gridando “Viva la Germania segreta!”.

Nei giorni seguenti, la Gestapo strappò via le ultime maschere. Furono arrestati cinquemila uomini e donne. Più di duecento furono assassinati, spesso appesi con ganci da macellaio, come “traditori della Germania”. Hitler, superstizioso e vendicativo, ne uscì con l’aura del predestinato e da quel giorno non si fidò più di nessuno. L’attentato contro Hitler fu la prova che non tutta la Germania era nazista. E che, nel buio più fitto, c’erano stati uomini pronti a morire per fermare la follia di una guerra ormai perduta.

Stefano Poma


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