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Il mio Leo Longanesi: intervista a Pietrangelo Buttafuoco

Nell’ottobre del ’57, Indro Montanelli commemorava cosรฌ il suo amico Leo, stroncato da un infarto pochi giorni prima: “Che battaglia abbiamo combattuto dietro la sua ispirazione e guida! Una battaglia perduta, in nome di un mondo immaginario, inventato di sana pianta da lui. Longanesi ci ha fatto sedere sulle poltrone piรน scomode, in guerra con tutti. E tutto questo per difendere il mondo di Longanesi, dove non c’ era che Longanesi”.

โ€œNoi non siamo nรฉ artisti, nรฉ critici, nรฉ letterati: noi abbiamo solo dei rancori, delle antipatie, delle convinzioni, degli umori e cerchiamo di esprimerli come meglio ci รจ concessoโ€. Con queste parole, nel 1931, il ventiseienne Leo Longanesi, sulle pagine de ยซLโ€™italianoยป, manifestava la propria idea di giornalismo. Quello stile che, in pieno regime fascista, gli consentรฌ con le armi dellโ€™arguzia e della satira di aggirare la retorica che il Minculpop imponeva alla stampa. Dopo ยซLโ€™italianoยป, Longanesi fondรฒ nel 1937 il settimanale ยซOmnibusยป, il primo rotocalco moderno e, nellโ€™inverno del 1946, davanti a un caminetto di una casa diroccata dai bombardamenti, in via Borghetto 5 a Milano, la casa editrice Longanesi & C.

Pietrangelo Buttafuoco, chi fu Leo Longanesi? Un’artista, da un lato. Un organizzatore del lavoro editoriale dall’altro. E fu il forcipe della modernitร . Fu lui, piรน di Filippo Tommaso Marinetti, a condurre l’Italia alla modernitร . Radicato nell’Ottocento, si adoperรฒ col giornalismo per fornire agli italiani la sintesi e la velocitร  di pensiero per farli sentire contemporanei al proprio tempo. Fu l’esecutore di un’opera totale fatta di disegni, motti, scampoli, romanzi, libri, cataloghi e stagioni che dall’epopea del Risorgimento, attraversando il Fascismo, arriva all’Italia degli anni ’50 per consegnarci il grande racconto della commedia italiana. Lui, da Bagnacavallo, in Romagna, completa con Carlo Goldoni e Gioacchino Rossini il canone di decifrazione della speciale natura dell’italiano.

Cosa ha lasciato alla generazione che ha allevato in modo diretto quando dirigeva Lโ€™italiano, Omnibus, la Longanesi & C.? Ai vari Montanelli, Moravia, Pannunzio, Benedetti, Soldati, Flaiano? Grossolanamente potremmo dire due scuole di giornalismo. Quello di sinistra che da L’Espresso, gemmato da Omnibus, arriva a La Repubblica. E quello di destra con Indro Montanelli per arrivare oggi piรน al Fatto Quotidiano. Marco Travaglio, infatti, รจ il vero erede di Montanelli e lo stesso Fatto somiglia piรน all’Assalto di Longanesi e Maccari che ai fogli gruppettari.

 

Cosa ha lasciato, invece, alle generazioni successive, a quelle che di Leo Longanesi hanno potuto soltanto sentirne parlare? Intanto quest’antologia. Chi non l’ha mai letto si perderร  in una magnifica avventura di disobbedienza, libertร  e stile. E, soprattutto, potrร  riconoscere le tracce altrimenti inaspettate. Il cinema, innanzitutto. Leo Longanesi non รจ l’inventore di calembour, un battutista, una sorta di Ennio Flaiano piรน chic. Lascia in ereditร  un pozzo inesauribile.

 

Longanesi รจ stato il piรน grande talent scout del Novecento. Montanelli scrisse: โ€œHa trascorso la sua vita a scialacquare tutto il suo patrimonio dโ€™ingegno e ad arricchire gli altri, gratisโ€. รˆ stato lโ€™ultimo grande maestro del giornalismo italiano? รˆ proprio come lo descrive Montanelli. Ma non si considerรฒ mai un maestro, piuttosto un agitatore, un suscitatore di idee, un artista โ€“ ripeto โ€“ catturato dal demone a cui piegava tutta la tecnica a sua disposizione: รจ stato il piรน vigile dei sensori per decifrare la profonda identitร  italiana.

 

Quando coniรฒ il motto โ€œMussolini ha sempre ragioneโ€ intendeva esprimere un paradosso, una considerazione che avrebbe dovuto essere interpretata nel suo contrario. Gli italiani non se ne accorsero o fecero finta di non accorgersene? Coniรฒ il vestito piรน acconcio agli italiani di sempre. Faccia un esperimento, si metta nei paraggi del Giglio Magico e si adoperi in una sostituzione. Vedrร . Calzerร  perfettamente: Renzi ha sempre ragione.

 

Longanesi morรฌ a soli cinquantadue anni. Cosa ci siamo persi? Ci siamo persi un regista. Meglio: sarebbe stato “il” regista per eccellenza. La sua vocazione, neppure troppo segreta, era l’immagine. Il romanzo costruito per tramite di scene e riprese dal vero piรน che dal vivo. Aveva in animo di partire per Hollywood proprio per imparare la tecnica. Lui cercava di capire questo strano mestiere che negli esiti della cinematografai nazionale indulgeva ancora nel pittoresco.

 

Di sรฉ diceva: โ€œsono conservatore in un Paese dove non cโ€™รจ nulla da conservareโ€. Se Longanesi fosse ancora in vita oggi, da che parte starebbe? Su dove sarebbe oggi, su quale parte mettersi รจ difficile rispondere. Anche perchรฉ nel frattempo destra e sinistra hanno cambiato cavallo. La prima, la cui ragione sociale era un tempo, l’รฉlite รจ diventata il Bar Sport, ricettacolo di molesti ubriachi malmostosi. La seconda, un tempo destinata alla fatica di redenzione sociale degli ultimi, รจ diventata la casa dei banchieri e dell’alta finanza. Non c’รจ nulla da conservare in Italia, tutto รจ da buttare. E un tradizionalista non avrebbe oggi dubbi. Farebbe tabula rasa.

Stefano Poma

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