L’Universale editore


Lโ€™esaltazione di Mussolini toccรฒ lโ€™apice dopo la conquista dell’impero, nel 1936. Da profeta e duce, Mussolini si trasformรฒ in una specie di divinitร . Voleva l’adesione religiosa non piรน soltanto dei fascisti, ma di tutta la nazione.

La fede si dimostra cambiando i propri istinti e sacrificando la ragione ai dogmi: fu questo il senso di provvedimenti irreali e insieme formalissimi, come il passaggio dal ยซleiยป al ยซvoiยป (piรน consono alla vena maschia del regime e scevro dal ยซservilismoยป del ยซleiยป), il ยซpasso romanoยป, che imponeva ai soldati italiani, dalle gambe mediamente corte, un’imitazione del ยซpasso dell’ocaยป dei piรน longilinei tedeschi. Nel quadro della ยซfascistizzazione integraleยป si inserรฌ anche la scelta razzista, solo in parte stimolata dall’alleanza con la Germania e dal problema di doversi distinguere, dopo la conquista dell’Etiopia, da una popolazione ยซinferioreยป e dalla pelle scura.ย Popolo tradizionalmente non razzista, gli italiani si limitavano a una sorta di diffidenza pregiudiziale sugli ebrei, insufflata dalla Chiesa. Erano stati i papi a creare i ghetti, a imporre agli ebrei di portare un cappello giallo, a fare mestieri umilianti come quello degli stracciaroli, odiosi come quello degli usurai. Dall’Ottocento era la gesuitica Civiltร  cattolica a infierire su di loro. Il razzista Roberto Farinacci potรฉ dichiarare: ยซSe, come cattolici, siamo divenuti antisemiti, lo dobbiamo agli insegnamenti che ci furono dati dalla Chiesa durante venti secoliยป. ยซรˆ tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzistiยป, dichiarava il Manifesto della razza, pubblicato il 14 luglio 1938 da un gruppo di modesti studiosi. Fino a quel momento il regime era stato piuttosto indifferente ai problemi della razza, a parte le remore naturali di un movimento nazionalista. Mussolini non era antisemita e come lui moltissimi gerarchi. Quasi nessuno credette davvero alla ยซdifferenza biologicaยป: riviste come La difesa della razza, di Telesio Interlandi, rappresentavano soltanto il fanatismo di qualche intellettuale.

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Nella logica del fascismo, perรฒ, il razzismo era uno strumento per ยซforgiareยป – verbo che allora piaceva molto – i nuovi italiani: che dovevano sentirsi geneticamente superiori agli altri popoli, quindi dovevano eliminare ogni possibile ยซcontaminazioneยป, come quella ebraica. Il primo settembre 1938 venne istituito presso il ministero degli Interni il Consiglio superiore per la demografia e per la razza; lo stesso giorno si stabiliva con un decreto legge che gli ebrei residenti in Italia da dopo il 31 dicembre 1918 dovevano andarsene; veniva revocata la cittadinanza italiana agli ebrei stranieri che l’avevano ottenuta dopo quella data. A tutti venne vietato di porre la propria residenza entro i confini del regno, agli italiani furono vietati i matrimoni con gli ebrei e ai dipendenti statali con qualsiasi straniero. Venne vietato di accogliere nelle scuole gli studenti ebrei, di conferire incarichi e supplenze a docenti di razza ebraica, di usare libri di testo di autori ebraici, di accettare lasciti o donazioni per borse di studio da parte di ebrei; per non creare un analfabetismo razziale di Stato si istituirono sezioni particolari e a volte anche intere scuole per l’istruzione degli ebrei e si consentรฌ agli universitari di terminare gli studi. Gli odiosi provvedimenti colpirono duecento insegnanti, 4.400 studenti elementari, mille delle medie e duecento universitari. Le uniche personalitร  di spicco che avversarono davvero i provvedimenti furono Italo Balbo, Massimo Bontempelli e Filippo Tommaso Marinetti. Enrico Fermi, premio Nobel per la Fisica proprio nel 1938, avendo sposato un’ebrea lasciรฒ per protesta l’Italia. Gli altri intellettuali e gerarchi si adattarono all’antisemitismo al pari del popolo, forse soltanto perchรฉ c’era qualcuno su cui riversare la responsabilitร  e il malcontento per la stretta economica subita con le guerre d’Etiopia e di Spagna, con le sanzioni imposte dalla Societร  delle nazioni. Chi disapprovava limitรฒ il dissenso a episodi di pietismo individuale.

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Non soddisfatto, il 25 ottobre 1938 Mussolini tenne al Consiglio nazionale del Pnf un discorso che non volle diffondere, perรฒ invitรฒ i presenti a trasmetterlo ยซper diffusione oraleยป: ยซAlla fine dell’anno XVI ho individuato un nemico, un nemico del nostro regime. Questo nemico ha nome borghesiaยป. (Solo nel 1941 arrivรฒ a una definizione che egli stesso giudicรฒ ยซdefinitivaยป del borghese: ยซIl borghese รจ quella persona che sta bene ed รจ vileยป). Contro questo nemico si dettero i tre ยซpoderosi cazzotti nello stomacoยป, secondo le parole del duce, dell’abolizione del ยซleiยป, dell’introduzione del passo romano e – appunto – del razzismo. รˆ dunque errato il luogo comune per cui ai ripugnanti provvedimenti si arrivรฒ per pedissequa imitazione della Germania nazista: facevano giร  parte della logica evoluzione del regime, e se influenza ci fu si dovette alla necessitร  di mettere l’Italia fascista al passo con i totalitarismi che sembravano sul punto di contendersi il mondo, quello hitleriano ma anche quello staliniano. Oltre ai ยซfascisti religiosiยป anche molti giovani furono entusiasti. Cresciuti nel regime, suggestionati dalla propaganda, dagli esempi delle guide intellettuali e politiche, vennero affascinati soprattutto dalla visione di una nuova cultura in funzione antiborghese che sarebbe nata dal concetto di razza: solo dei ยซpuriยป e dei ยซfortiยป potevano permettersi di sentirsi razzialmente superiori. Alla borghesia era piaciuto il fascismo perchรฉ condivideva i suoi stessi valori (Dio, patria, famiglia), l’aveva difesa dagli attacchi del proletariato e – almeno cosรฌ si faceva credere – dagli interessi del grande capitale. Le era piaciuto essere titillata nell’orgoglio nazionalistico e nei propri meriti di buon comportamento civile: non le poteva piacere, adesso, venire indicata – senza avere cambiato il proprio modo di essere, anzi avendo fatto sempre quel che il regime voleva – come la bestia nera del fascismo, da combattere e rieducare. La guerra alla borghesia, lo staracismo e l’assurda pretesa di intervenire in ogni aspetto della vita privata furono – piรน del razzismo – un vero e proprio boomerang per il regime: insieme all’alleanza con la Germania e alle difficoltร  economiche danneggiarono il miraggio di rifondazione del fascismo e del popolo italiano dopo la conquista dell’impero, compromettendo il consenso accumulato.

Giordano Bruno Guerri

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