di Marco Mensi
L’antisemitismo non nasce con Hitler. Le sue radici affondano nell’antichità e attraversano quasi duemila anni di storia, tra persecuzioni, pregiudizi e discriminazioni che prepararono il terreno alla Shoah.
Quando si parla di antisemitismo, il pensiero corre quasi automaticamente ad Adolf Hitler, alle leggi di Norimberga, alla Notte dei Cristalli e infine alla Shoah. È comprensibile. Il nazismo rappresenta il punto più estremo e disumano di una persecuzione culminata nello sterminio di circa sei milioni di ebrei. Ma identificare la nascita dell’antisemitismo con il Terzo Reich significa ignorare quasi duemila anni di storia. Hitler non inventò l’antisemitismo. Lo raccolse, lo trasformò e lo portò alle sue estreme conseguenze. Le radici dell’odio verso il popolo ebraico sono molto più antiche e attraversano l’intera storia dell’Europa, assumendo nel tempo forme diverse: religiose, sociali, economiche e infine razziali.
Già nell’antichità non mancavano episodi di ostilità nei confronti delle comunità ebraiche. Nell’Impero romano gli ebrei erano considerati un popolo particolare. Il loro rigoroso monoteismo li distingueva da tutte le altre popolazioni dell’epoca, abituate al politeismo e al culto dell’imperatore. Rifiutare di riconoscere l’imperatore come una divinità significava apparire ostili all’ordine politico costituito. Non fu un caso che sotto Caligola si verificassero ad Alessandria d’Egitto alcuni dei primi violenti pogrom della storia. Dopo la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito nel 70 d.C. e, soprattutto, dopo la repressione della rivolta di Bar Kokhba nel 135 d.C., gli ebrei si dispersero progressivamente in tutto il mondo romano. La diaspora contribuì a creare comunità ebraiche in numerose città europee e mediterranee, ma favorì anche la nascita di diffidenze e incomprensioni reciproche.
La svolta decisiva arrivò però nel IV secolo. Con il Concilio di Nicea del 325, convocato dall’imperatore Costantino, la Chiesa definì ufficialmente la natura divina di Gesù Cristo. Da quel momento prese progressivamente corpo l’accusa secondo cui gli ebrei sarebbero stati il “popolo deicida”, responsabile della morte del Figlio di Dio. Si trattava di un’accusa destinata a pesare per oltre quindici secoli e a costituire uno dei principali fondamenti dell’antisemitismo religioso. Per tutto il Medioevo gli ebrei furono spesso considerati un corpo estraneo all’interno delle società europee. Vivevano in comunità separate, conservavano le proprie tradizioni religiose e culturali e, anche per effetto delle restrizioni imposte dalle autorità cristiane, esercitavano professioni molto specifiche, tra cui il prestito di denaro. Da questa situazione nacquero stereotipi destinati a sopravvivere nei secoli.
Ogni crisi sembrava richiedere un capro espiatorio. Durante la peste nera del Trecento gli ebrei furono accusati di aver avvelenato i pozzi e di essere responsabili dell’epidemia. In molte città europee subirono massacri, espulsioni e confische dei beni. Nel 1492, con il decreto emanato da Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, migliaia di ebrei furono costretti ad abbandonare la Spagna, dando origine alla diaspora sefardita. Nelle grandi città europee sorsero i ghetti, quartieri nei quali gli ebrei erano obbligati a vivere separati dal resto della popolazione. Il primo fu quello di Venezia, istituito nel XVI secolo. Le porte venivano chiuse durante la notte e gli abitanti potevano uscire soltanto in determinate circostanze. La segregazione era diventata una norma giuridica.
Bisognerà attendere l’Illuminismo, la Rivoluzione francese e le campagne napoleoniche perché gli ebrei inizino gradualmente a ottenere gli stessi diritti civili degli altri cittadini. Ma l’emancipazione giuridica non cancellò i pregiudizi. Nell’Ottocento l’antisemitismo cambiò volto. Alla tradizionale ostilità religiosa si affiancò una nuova forma di odio fondata sulle teorie pseudoscientifiche della razza. Gli ebrei non erano più discriminati soltanto per la loro fede, ma per la loro presunta appartenenza biologica. Fu un passaggio decisivo, perché trasformava una differenza religiosa, teoricamente superabile attraverso la conversione, in una condizione ritenuta immutabile.
L’affare Dreyfus in Francia e i pogrom dell’Impero russo dimostrarono che anche l’Europa liberale e quella zarista continuavano a nutrire profondi sentimenti antiebraici. Migliaia di ebrei lasciarono il Vecchio Continente per rifugiarsi negli Stati Uniti o in Palestina, convinti che il continente non fosse più in grado di garantire loro sicurezza. Quando Hitler entrò in politica dopo la Prima guerra mondiale trovò dunque un terreno già fertile. Le vecchie accuse religiose, gli stereotipi economici, le teorie razziali ottocentesche e il diffuso nazionalismo tedesco confluirono in un’unica ideologia. Il nazismo non inventò l’antisemitismo: gli diede una struttura politica e uno strumento statale capace di trasformare il pregiudizio in persecuzione sistematica e infine in sterminio.
Comprendere questa lunga storia non significa attenuare le responsabilità del regime nazista. Al contrario, significa capire che il genocidio non nacque dal nulla. Ogni persecuzione di massa è il punto d’arrivo di un processo culturale, politico e sociale che dura anni, talvolta secoli. L’odio non compare improvvisamente: cresce lentamente, si alimenta di stereotipi, si normalizza nel linguaggio pubblico e, quando trova le condizioni favorevoli, può trasformarsi in violenza. È forse questa la lezione più importante della storia dell’antisemitismo. Non riguarda soltanto il passato. Riguarda anche il presente.
Marco Mensi
Per sostenere L’Universale: https://paypal.me/luniversaleditore
Per sostenere L’Universale: Codice IBAN IT13M0760104800001027873882, nome del destinatario Poma Stefano
Da oggi puoi ricevere i Pamphlet de «L’Universale»: brevi saggi storici scritti dai nostri migliori autori. Ogni mese nuovi contenuti esclusivi direttamente sul tuo dispositivo. Per riceverli scrivete all’indirizzo e-mail pubblicazioni@luniversaleditore.it con oggetto “Abbonato”.
Link per abbonarsi al canale YouTube «L’Universale»: https://www.youtube.com/channel/UCcWX9HDJjfwbxDxae7OQ_SA/join
